Amavo l’Africa, sognavo l’Italia

Nel periodo in cui ho vissuto in Africa ho sempre amato quella terra con i suoi pregi e

i suoi difetti: l’eterna estate e primavera; la libertà di indossare, per la maggior parte

del tempo, abiti estivi e primaverili; lo splendore delle serate e il non fuggire via per

la fretta che dà il freddo.

…. Le persone nelle strade apparivano tranquille. Si fermavano a parlare formando

dei gruppetti. Sui marciapiedi passeggiavano persone di diverse nazionalità: gli ebrei

si distinguevano per la loro estrema eleganza, gli indiani per i lunghissimi e lisci

capelli, gli egiziani per il portamento fiero, gli americani per la praticità, gli italiani

per la semplicità.

Gli aromi delle spezie uscivano dalle case: ricordo particolarmente gli odori di corna

bruciate a fine Ramadan (festa di fine digiuno).

Ricordo i carrettini degli ambulanti carichi di carciofi, fave, banane, pesce azzurro

e negli ultimi anni quelli con la merce cinese.

Ricordo le caratteristiche cassette di datteri, di varie qualità, esposte dal fruttivendolo;

la bonarietà dei negozianti; la rilassatezza delle donne. Ricordo il venditore di frittelle

con un larghissimo piatto di metallo sulla testa, lo portava come se fosse una corona regale.

Tutte queste cose interrompevano il tempo come il suono dell’orologio, davano uno

stile al paesaggio.

Era normale incontrare carovane di cammelli o asini con qualche donna trasportata

sopra, avvolta dal barracano, in certi casi con il volto coperto da una veletta nera, ma

sempre ornata di lunghe collane d’argento.

Il clima era molto caldo, umido e appiccicoso, ma per me era normale. L’avevo

sempre sopportato anche da bambina quando tornavo da scuola.

In campagna, quando nasceva un bambino andavo a vederlo dentro la zeriba: veniva

fasciato con delle strisce di stoffa, protetto con cornetti rossi; io portavo in dono

qualche moneta e loro ricambiavano con un’ hara di uova (4 uova).

Oltre alla nostra vita nella comunità italiana, costituita da amicizie e frequentazioni

molto strette, mantenevamo rapporti amicali anche con gli arabi. Ricordo un operaio

giovanissimo: appena venuto ad abitare da noi zoppicava; Mio fratello Bastiano,

che in quel tempo si occupava degli operai, gli chiese il perché, egli rispose: _

“Harfi il dottore mi ha detto che ci vogliono delle punture, ma costano molti soldi ed io non li ho mai”.

Mio fratello rispose: _ “Te li darò io e un po’ alla volta te li ritirerò dalla paga”.

Così guarì perfettamente. Questo accadeva all’inizio degli anni ’50.

Pur amando tutte queste cose, comprese le spiagge bellissime, nutrivo in me il sogno

di conoscere l’Italia. Essa simboleggiava qualcosa di unico e unito: non vi erano le

regioni, ma l’Italia…. suonava quasi come il richiamo che sente ogni essere umano

verso la madre. Questo era per me.

Oggi, a distanza di oltre trent’anni, amo molto l’Italia, non potrei più vivere altrove.

Amo il paese dove vivo, amo la mia piccola casa, amo anche gli alberi che vedo tutti i

giorni dalla finestra. Non potrei più cambiare sistemazione, perché amo la mia vita

quotidiana. Qualche volta però, quando penso, ecco che riaffiorano alla mente tutti

questi ricordi, soprattutto i profumi di un altro continente e vorrei, anche per un breve

periodo, rivivere qualche giorno del passato, così …. Amo l’Italia e sogno l’Africa!

Grazia Finocchiaro-San Piero a Sieve, 29 aprile 2002

 

 

 

Cervia-IV° incontro degli amici della Dahra

Venerdì 24 maggio, data storica ma dimenticata, è iniziato da varie parti d’Italia il viaggio verso Cervia. E’ stato certamente per tutti un viaggio piacevole, chiacchiere e risate, “Chissà se incontreremo volti nuovi e se anche quest’anno ci sarà Tizia, Caio e se verranno anche i Sempronio”, e chissà se…, mille congetture e qualche speranza. Quando siamo davanti all’albergo scorgiamo già un capannello di persone che si sbracciano nella nostra direzione, “Ciao! Come va? Uh ma guarda chi c’è! Anche tu qui quest’anno?”; il tempo non promette sole ed infatti inizia a scendere qualche goccia di pioggia, una pioggia rada , tiepida, una pioggia estiva e sottile che dura solo pochi minuti. Entriamo in albergo nel frattempo altri amici sono giunti e condividono con noi la breve fila davanti al banco della reception dove due ragazze simpatiche e competenti sbrigano con solerzia l’assegnazione delle camere.

Subito in camera e dopo l’ “operazione valigia” e una rinfrescante doccia eccoci nella hall ad attendere gli ulteriori arrivi mentre ci scambiamo rituali abbracci e baci con amici e amiche non viste da tempo, gli uomini si scambiano aneddoti e ricordi, le donne parlano dei nipotini appena arrivati o che tra poco arriveranno, non mancando di studiare la mise delle altre pronte a criticare mentalmente quel chilo di troppo o quell’acconciatura troppo giovanile, ma sono tutte amiche; si riuniscono in chiassosi gruppi ed il cameriere serve un gioioso happy hours a base di analcolici mentre Franco Romagnoli ci propone, come nel mai dimenticato piazzale Tersana di Tripoli, dietro al Castello, dei succulenti panini con tonno e harissa che vanno a ruba e Mimmo Giacinto assieme agli altri organizzatori, conduce con maestria le veci di padrone di casa.

Tra chiacchiere, ricordi e vecchie foto giunge l’ora della cena, si cercano tavoli dove vorremmo stessero tutti gli amici ma ovviamente non è possibile e allora si pongono bigliettini con il nome sopra tavoli vicini in modo da essere attigui agli amici più cari; la sala del buffet è simile ad una affollata piazzetta dove si incrociano amici e cameriere svelte e professionali, il cuoco fa capolino per valutare il movimento e piano piano la sala riprende la sua funzione di ristorante dove il personale sempre sorridente e disponibile volteggia tra i tavoli con consumata professionalità, il vociare è alto e l’apparente confusione è solo allegria e goliardia, il cibo buono e vario, il vino fresco ed invitante, piano piano il tutto si trasforma in brusio e tintinnio di posate, accompagnato da scoppi di risate, cristallini suoni di bicchieri dedicati ai brindisi e lampi di flash, mentre Mimmo Giacinto si esibisce nel suo repertorio di nostalgiche canzoni anni ’60 e ’70 scuotendo i meno pigri e invogliandoli a ballare mentre con gli occhi chiusi ripensano agli anni dell’adolescenza, quando tra le braccia tenevano l’amata del momento, in molti casi diventata la compagna della vita.

La sala si svuota con lentezza e si esce in giardino dove tra chiacchiere e due passi digestivi alcuni si abbandonano deboli al vizio del fumo anche elettronico, mentre altri approfittano di una serata nei limitrofi comuni dove nonostante il tempo non sereno si affacciano i primi svaghi notturni estivi, altri rimangono nella hall tra sedie divani e poltrone a rivangare ricordi di ieri e dell’altro ieri, con intermezzi di politica, sport e previsioni atmosferiche per il giorno seguente; piano piano senza chiasso si torna nelle rispettive camere dove un buon sonno ristoratore ci da la carica per affrontare la giornata successiva.

Sabato mattina, eccoci fare capolino dalla camera e salutare gli amici davanti all’ascensore o bussare discretamente alla porta di altri ancora non pronti ad affrontare la giornata di buon mattino con una robusta colazione, solito vociare ai tavoli e programmi condivisi o meno per impegnare la giornata, richieste di consigli, consigli non richiesti, dissensi collettivi, insomma un simpatica confusione e la mattinata , portatrice di un pallido sole inizia con passeggiate sulla spiaggia posta a pochi metri al di la della meravigliosa pineta di fronte all’albergo, sportivamente frequentata da giovani e meno giovani salutisti in cerca di aria pulita lontano dallo smog cittadino e così tra racconti, goliardate e vani tentativi di ripetere gesti adolescenziali trascorre la mattinata di alcuni mentre altri sono andati a visitare a Ravenna la chiesa di Sant’Apollinare in Classe o a Milano Marittima, a vedere lo spettacolare museo vivente delle farfalle o l’istruttivo museo del famoso sale di Cervia.

Arriva l’ora del pranzo dove si ripetono le situazioni della sera precedente ma accompagnate da una luce diversa un po per il sole e un po per la carica data dall’aria di mare e dalle ricostruite compagnie; il pranzo è di qualità e vario, accompagnato da calici sempre pronti a tintinnare, ogni motivo è occasione per alzarli con un sonoro “Evviva!”, poi piano piano ma con il solito brusio la piccola folla si dirada sino a lasciare campo libero alle veloci ragazze che sistemano il tutto per la cena della sera, chi si ritira per la pennichella di prammatica chi si riunisce sotto i capaci ombrelloni del giardino a raccontare aneddoti o barzellette, chi a illustrare progetti per il futuro con la speranza sia più roseo del presente, chi si lascia andare a considerazioni sul tempo che oramai sta cambiando in peggio lasciando così che il sole abbandoni il posto a favore di una pioggerellina non spiacevole ma solo noiosa e che rende l’aria marzolina, intanto arrivano anche gli amici che vogliono passare solo la domenica di incontro e così il giardino e la hall si riempiono di persone che ingrossano le fila dei tripolini, altri sono tornati ancora sulla spiaggia con la vana illusione di trovarsi al Lido o ai Solfurei a tirare improbabili calci al pallone su una spiaggia resa triste dalle grigie nubi, ma il sole è dentro di loro e nulla lo può oscurare. Al ritorno eccoci tutti a partecipare all’happy hour con la sorpresa di un caldo e leggero tè con le noccioline e il pomeriggio trascorre ancora tra novità e ricordi, tra facezie e tristi notizie, tra barzellette e considerazioni ma comunque tra amici pronti ad ascoltare le avventure e le disavventure di tutti.

E arriva l’ora della cena, con le scene già viste ma con la esplosiva verve di Mimmo che da il meglio di se alla tastiera sospendendo solo per il tempo di dare spazio alla eclettica esibizione di tre ragazze sicuramente non orientali ma che affascinano il pubblico maschile e non solo, con le loro sinuose movenze danzando a piedi scalzi, silenziose e mute in una eccitante danza del ventre mentre i flash lampeggiano incessantemente, lasciando poi il posto ancora a Mimmo che incitando tutti sollecita i più restii a ballare le canzoni che ci hanno accompagnato durante i nostri anni ruggenti riuscendo a trascinare le esibizioni degli oramai provati ballerini sino alle tre di notte.

Domenica mattina, aleggia già nell’aria la consapevolezza che si avvicina l’ora del commiato, ma sono solo brevi istanti e poi si ricomincia a progettare la mattinata e durante la colazione fioccano i consigli su come utilizzare al meglio le poche ore di compagnia rimaste prima del pranzo che segnerà il termine dell’incontro, alcuni invece decidono di iniziare subito il viaggio di ritorno salutando tutti e l’avventura di due giorni di aggregazione si dissolve lentamente in baci, abbracci e promesse di vedersi ancora una volta il prossimo anno, ciao Cervia, ciao amici della Dahra, altri vivaci incontri ci attendono in varie località d’Italia.     Paolo Cason

Ricordo di una domenica a Tripoli

In una domenica solitaria e solo con i miei pensieri avendo visitato il sito del Paolo nazionale e passeggiato tra le sue foto di corso Vittorio, la mente prende il cammino a ritroso e….. oggi è domenica, qui in Italia è festa, il fatto di trovarmi qui mi ha permesso di fare delle considerazioni come dire …..così, senza senso e sulle righe di una nostalgia che ogni tanto mi prende ripensando agli anni trascorsi a Tripoli quando gli italiani erano la più grossa comunità dopo i libici, quando ognuno di noi era libero di festeggiare il proprio giorno di riposo senza che altri ne avessero a male e sull’onda di quei ricordi mi spingo al largo verso un mare più profondo e azzurro come solo il mare di Tripoli pareva esserlo e in questo mare di ricordi rammento di quando la comunità italiana, la più incline a festeggiare la domenica (che comunque anche altre comunità non disdegnavano di festeggiare) sciamava per Giadat Istiklal o Corso Vittorio.

Ricordo l’uscita dalla Cattedrale, il commiato dalla mamma che tornava a casa per preparare il pranzo e le raccomandazioni ad essere a casa per le 12.30 13.00 perchè era in tavola, le ulteriori raccomandazioni del papà che si fermava alla “Bomboniera” o al “Caffè Aurora” e dava appuntamento per le 12.15 in modo di tornare assieme a casa o diceva comunque le stesse cose della mamma, esortando a non tornare tardi, poi il lento sciamare verso piazza Italia, con passo lento e a piccolo gruppi, curiosamente il marciapiede più gettonato era quello di sinistra andando verso Piazza Italia e si arrivava al massimo sino al banco del giornalaio “Filacchioni” poi si tornava indietro sempre all’ombra dei portici con piccole soste da “Girus” o davanti alla piccola edicola tra le colonne di Piazza Cattedrale per acquistare qualche rotocalco per la mamma e con gli spiccioli qualche fumetto per noi, oppure si attraversava la strada per fermarsi da “Nuara” per acquistare qualche fiore per la mamma, la ragazza o qualche ricorrenza.

Quanti passi perduti dietro a ragazze dolci e dagli occhi che ti promettevano baci, baci dolcissimi, quanti batticuori quando ti trovavi viso a viso con la ragazza o il ragazzo che popolava i tuoi sogni! e quante altrettante delusioni! le ragazze in compagnia delle amiche e dietro un codazzo di ragazzi anche loro in “branco” desiderosi di farsi notare dalla più bella, qualche complimento carino altri magari un po più azzardati ai quali le ragazze pur non riuscendo a nascondere il sottile piacere che provocava in loro, rispondevano con un “Scemo” oppure “Ma lo sai che sei cretino” per poi avvicinare tra loro i loro deliziosi visi e sussurrarsi  qualcosa a noi indecifrabile e poi scoppiare a ridere, e poi il casto civettare quando invece qualcuno che a loro interessava non le degnava che di un semplice sguardo, tutte cose che l’indomani sarebbero state motivo di pettegolezzo a scuola, del tipo “Ma lo sai che tizia si è messa con Caio?” “Ma va non ci credo, l’ho vista con Sempronio ieri pomeriggio alla festa che ha dato Tizio a casa sua, sapessi come ballavano stretti!”, “Si ma lo faceva solo per fare ingelosire Caio!” o cose di questo genere o si parlava di scuola, del domani in classe, del timore delle interrogazioni o altro, intanto si formavano gruppetti davanti alla “Latteria Triestina” o alla “Gelateria Dimitri” all’angolo con Sciara Bandong o davanti al negozio di dischi al corso alla ricerca di nuovi successi mentre le ragazze sostavano più volentieri davanti a “Mami” a “Disco Rosso” o “Calzature Varesino” per osservare le mode correnti

Poi chi aveva la vettura, (le piu gettonate erano l’850 Fiat, l’Alfa Romeo Giulia 1300 o 1600, l’MGB 1800, la 600, la 500 ma non mancavano altre marche quali Austin Haley, Triumph Spitfire, Mini Morris ecc. ecc. ) faceva il classico giro Piazza Cattedrale, Corso Vittorio, giro della rotonda di Piazza Italia, Sciara XXIV Dicembre, arrivo innanzi al cinema REX colpetti di acceleratore al semaforo, svolta a sinistra per Sciara Haiti, passaggio davanti a Salem Shop, ingresso trionfale in piazza Cattedrale magari con un temerario “paraparaparapà” delle trombe pneumatiche Fiamm appena installate e il mangiadischi “Irradio” “Voxson” o “Autovox” a volume alzato in modo di far sentire alla ragazza che corteggiava l’ ultimo successo di Little Tony, “Cuore Matto” e così per diversi giri, con qualche variante su lungo mare o in via Lazio.
Ma perdonatemi questi miei ricordi di troppi anni fa, non era mia intenzione rattristarvi, prometto che non lo farò più e spero che leggendomi i vostri occhi siano coperti da delicati petali di rosa e le vostre labbra nel giudicarmi siano unte di miele, Maàssalama da Rumi

 

 

SECONDO INCONTRO TRA GLI EX ABITANTI DELLE EX CASE OPERAIE DI TRIPOLI

di Franco Macauda

 

L’11 Maggio 2013 ci siamo, per la seconda volta, ritrovati e riabbracciati, noi ex abitanti delle ex Case Operaie di Tripoli ed altri cari amici tripolini. L’Incontro è avvenuto a Roma presso  il Ristorante Casal Real Monte, un locale collocato all’interno di una Villa sull’Aurelia. Il parco della Villa, con il suo prato verde, la sua fontana, le sue panchine, ci ha permesso di trascorrere una giornata indimenticabile, chiacchierando e passeggiando prima e dopo il Pranzo. Il tempo atmosferico, inizialmente non benigno, via via si è dimostrato nostro amico, regalandoci una bella giornata di Sole. I primi partecipanti sono arrivati intorno alle 10.00, gli ultimi verso Mezzogiorno. Sono stati accolti da Gianni Abela e Co. in una stanza posta all’ingresso del locale, dove è avvenuta la registrazione degli intervenuti, la consegna dei badge identificativi e il biglietto della Lotteria. Mentre passeggiavamo raccontandoci di noi, di chi eravamo e di chi siamo, gli addetti al servizio preparavano, all’aperto, il tavolo con gli aperitivi: tartine varie farcite in tanti modi, ciotole di riso condito con diverse salse ed ingredienti, formaggio, prosciutto, pesce, insomma un vero e proprio Happy Hour per cento persone. Al termine di questa Ora Felice (in tutti i sensi), abbiamo camminato ancora un po’ all’interno della Villa, prima di prendere posto a tavola. I menù sono stati deliziosi, sia quello di pesce che quello di carne, le portate hanno incontrato il favore dei commensali. Ottimo il servizio, curato con raffinata eleganza dal personale del Ristorante. Durante il Pranzo, Antonietta Imperatore conduceva l’Incontro presentandoci i partecipanti ed estraendo i numeri della Lotteria.  Al termine del Pranzo sono stati premiati i nostri ex concittadini che si sono distinti in ogni campo del Lavoro e dello Sport. Premiata, tra gli altri, la Presidentessa dell’AIRL, Giovanna Ortu, che ci ha fatto la gradita sorpresa di prendere parte a questo Secondo Incontro della Ex Antoniana. Nel corso del Pomeriggio, e fino a sera, ci siamo, poi, divisi tra la Pista da Ballo e il Parco della Villa; c’era chi preferiva scatenarsi nelle danze, chi passeggiava in piacevole compagnia degli amici ritrovati e chi alternava le due attività. L’anno scorso c’era stata la Grande Festa del “Ritrovarsi”, era accaduto l’impensabile e cioè l’abbraccio tra persone che non si vedevano da tanti anni. Quest’anno si sono aggiunti altri amici che non incontravamo da 40 e passa anni, ci sono state delle new entry rispetto alla precedente edizione. E’ difficile spiegare la Gioia immensa che si prova nel rivedere un vecchio compagno di squadra dell’Antoniana che non vedevi dai tempi dell’oratorio; non ci sono parole nel descrivere la commozione che assale nel vedere due amiche che restano abbracciate per diversi minuti, perché non si vedevano dai tempi dell’asilo di Suor Agata, di Suor Anastasia. E quante persone, ex vicine di casa nel nostro ex quartiere, si sono raccontate degli aneddoti, che ormai erano finiti nel dimenticatoio. Nei giorni seguenti l’Incontro, ho scritto a Gianni e Antonietta, e agli altri collaboratori, esternando una mia personale emozione provata in quell’11 Maggio 2013: mi sono sentito circondato da gente umile, semplice, modesta, buona, persone che nulla hanno chiesto tranne lo stare insieme, amici che non hanno preteso altro che trascorrere una giornata speciale e, perché no, allegra. Non è emersa alcuna permalosità, scontrosità, scrupolosità. Eppure in un Evento popolato da 100 persone qualcosa che non è andato ci sarà stato di sicuro, la perfezione non la si raggiunge mai; ma è proprio qui che è venuta fuori l’umiltà delle persone semplici, che non vuol dire stupidità, ma puntare direttamente all’obbiettivo prefisso e cioè trascorrere una giornata memorabile della propria Vita, una giornata da segnare in rosso sul calendario per l’emozione che ti ha dato. A chiunque ex tripolino che si prenda la briga di organizzare Eventi che riuniscano la nostra Comunità sparsa per l’Italia e per il Mondo, deve andare il nostro plauso, la nostra più grande ammirazione, ma, soprattutto la nostra collaborazione in tutta umiltà e semplicità. Penso all’AIRL, agli Ex-Lali, a Luciana Barbon, a Paolo Cason, a Gianni Abela, agli ex-Daharini, amici che chiedono solo di lasciarli lavorare per noi, per farci ritrovare, per farci divertire. Andiamo a questi Eventi con l’animo sereno, sgombro da pregiudizi, aperto all’Amicizia, all’allegria; frequentiamo questi Raduni senza la presunzione di chiedere la Perfezione. Gianni Abela e Antonietta Imperatore hanno avuta la fortuna  di riunire 100 anime semplici e buone. Vorrei che fosse così sempre. In chiusura mi corre l’obbligo di ringraziare coloro che hanno collaborato con Gianni e Antonietta: Vittorio Ida, Nini Occhipinti, Gaetano Rocca e il sottoscritto. Grazie di cuore a tutti e arrivederci al prossimo anno.